Artista eremita
“Ritirarsi dal mondo per abbracciare il mondo”
Da oltre venticinque anni porto l’anima nella materia.
Perché qualcosa dell’anima possa restare quando il corpo non ci sarà più.
Non è stata una scelta comoda.
È stata essenziale.
Una rinuncia essenziale davanti al senso della vita, che non possiamo dominare.
Prima dell’artista c’è stato un uomo.
Un uomo che ha raccolto il proprio dolore senza trasformarlo in lamento, senza consegnarlo alla superficie del mondo.
Lo ha portato nel silenzio, nella mano, nel peso del legno, del ferro, del marmo.
Presenze capaci di custodire ciò che la vita lascia dentro quando passa.
Ogni opera nasce da questo patto: perdere qualcosa di sé perché qualcosa possa salvarsi nella materia.
Anche i testi nascono dallo stesso luogo.
Sono il segno di un’esistenza consumata.
Non sono spiegazioni delle opere:
sono ciò che resta quando le mani non poteva più esaurire il tormento.
Il Matericismo nasce da qui: da una vita ridotta all’essenziale, da un uomo che ha scelto la solitudine e la parola come luoghi di verità.
Non ho cercato nell’arte una via di fuga.
Ho cercato un luogo dove ciò che avevo attraversato potesse restare, senza più ferire.
“Il presente è solo un passaggio rumoroso.
Il silenzio e la materia sono le uniche cose che restano quando il corpo non c’è più.”