Pensare la materia come origine, presenza e relazione
MATERICISMO
Ciò che resta del gesto
Attrito
Presenza
Un’opera del Matericismo non si avvicina. Non attende.
Non chiede possesso. Non chiede sguardo.
È presenza.
Non arriva.
Resta quando il gesto è finito.
Movimento
Il Matericismo nasce dalla materia.
La sofferenza non viene negata. Non viene risolta. Viene attraversata.
Quando il dolore entra nella materia, non distrugge soltanto. Resta.
Ciò che si deposita non chiede spiegazione. Diventa presenza.
Tensione ontologica
Scritti
I testi sono l’unico luogo in cui l’artista parla. Non spiegano il Matericismo. Lo attraversano. Nascono dallo stesso gesto che genera le opere: la ferita che prende forma, il silenzio che si deposita, la materia che insiste. Non accompagnano il lavoro. Ne condividono il peso. Sono già ventitré scritti: non un archivio, ma un corpo vivo. Una parte essenziale del Matericismo, dove la parola non interpreta l’opera, ma ne porta la stessa necessità.
L’etica della materia appartiene ai ventitré scritti del Matericismo. Non è un commento. Non è una spiegazione. È una soglia. Nasce da una pratica di sottrazione. Il lavoro non cerca pubblico, consenso o collocazione. Resta. Ogni pagina è un limite assunto. Una rinuncia che diventa posizione. Non spiega una scelta. La attraversa.
Archivio
L’archivio custodisce le opere.
Sono ciò che testimonia un passaggio.
Ogni opera conserva un segno preciso: una decisione, una presenza.
L’archivio non documenta. Trattiene.
Il Matericismo nasce da un confronto diretto con la materia.